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Messina, semilibertà per il killer di Graziella Campagna. Il fratello Piero: "Ci vergogniamo di essere italiani"

Sgomenti i familiari di Graziella Campagna che non si attendevano un provvedimento di semilibertà nei confronti di Giovanni Sutera, l'assassino della ragazzina. Il fratello Piero, carabiniere oggi in pensione, ricorda che Sutera in tutti questi anni non ha mai fornito un contributo alle indagini. "Ancora una volta - dice – la giustizia ci fa vergognare di essere italiani".

Una notizia inaccettabile per il fratello di Graziella: «Non si è mai pentito - dice ancora ad AGI Pietro Campagna, che ha prestato servizio a lungo come carabiniere - non ha collaborato con la giustizia non ha dato un contributo allo Stato, non ha mai detto la verità e non merita dei benefici, è una legge sbagliata. Andiamo nelle scuole a parlare di legalità, a parlare del caso di Graziella - prosegue - ma quando ci chiedono dove sono gli assassini di vostra sorella cosa possiamo rispondere». Per l’omicidio di Graziella Campagna sono stati condannati all’ergastolo Gerlando Alberti Jr e Giovanni Sutera che in quegli anni vivevano a Villafranca Tirrena sotto falso nome. Tutto per un’agendina che Graziella, che lavorava in una lavanderia, aveva trovato in una giacca.

«Questo Stato facendo così spinge le persone a farsi giustizia da sé, non a rivolgersi alla legge. Se le persone si rendono conto che non è possibile ottenere giustizia si sentono impotenti. Non mi sento rappresentato da questo Stato». Continua Piero Campagna. «Non è la prima volta tra l’altro - prosegue Campagna- già nel 2018 la Procura generale di Firenze aveva rigettato l'istanza dell’avvocato della nostra famiglia e non aveva chiesto la revoca della liberazione condizionale concessa nel 2015 a Giovanni Sutera. In seguito eravamo riusciti a far togliere la libertà condizionale e a farlo tornare in carcere e ora gli concedono altri benefici. È una cosa gravissima».

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